L’ultimo tango di Jose Toha

Posted By Pietro on 25 gennaio 2010

Sergio Vuskovic mi racconta gli ultimi giorni di José Tohá. –“S’è suicidato” –disse il generale Pinochet.
“Il governo non può garantire l’immortalità di nessuno”-scrisse un giornalista della stampa ufficiale.
“Era fragile di nerv”i –dichiarò il generale Leigh.
I generali cileni lo odiavano. Tohá era stato Ministro della Difesa del governo di Allende, e ne conosceva i segreti.
Lo tenevano in un campo di concentramento nell’isola di Dawson, all’estremo sud.
I detenuti erano condannati ai lavori forzati. Sotto la pioggia, nel fango o nella neve, i carcerati caricavano sassi, costruivano muri, posavano tubature, inchiodavano pali e tendevano recinzioni appuntite.
Tohá, che era alto uno e novanta, pesava cinquanta chili. Durante gli interrogatori, sveniva. Lo interrogavano legato a una sedia con gli occhi bendati. Quando si riprendeva non aveva la forza di parlare ma sussurrava:
“Ascoltami, ufficiale.”
Sussurrava:
“Evviva i poveri del mondo!”
Aveva passato un po’ di tempo giacendo nella baracca, quando un giorno si alzò. Fu l’ultimo giorno che si alzò.
Faceva molto freddo, come sempre, però c’era il sole. Qualcuno gli procurò un caffè ben caldo e il nero Jorquera fischiettò, per lui, un tango di Gardel, uno di quei vecchi tanghi che gli piacevano tanto.
Le gambe gli tremavano, e ad ogni passo gli si piegavano le ginocchia, ma Tohá ballò quel tango. Lo ballò con una scopa, entrambi magri, lui e la scopa, premendo il manico della scopa contro il suo viso da nobile cavaliere, gli occhi ben chiusi e molto sentire, finché ad una “vuelta quebrada” cadde a terra e non poté più rialzarsi.
Non lo videro mai più.

Eduardo Galeano.
(traduzione di Pietro Adorni – 24/1/2010)

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Pietro

Comments

One Response to “L’ultimo tango di Jose Toha”

  1. daniela scrive:

    Per non dimenticare.
    ciao :-)

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