Posted By Pietro on 9 giugno 2009
Il Gloria di Mastropiero
Mastropiero aveva vissuto a Roma, l’anima del mondo, a Parigi, il cuore del mondo, però si sentiva incuriosito da Buenos Aires. E che sorpresa ebbe, arrivando a Buenos Aires, nel verificare che i suoi abitanti si sentivano l’ombelico del mondo. Presto scoprì che la tanto menzionata arroganza degli argentini aveva i suoi alti e bassi. Infatti, a volte, si sentivano i migliori dell’America Latina, a volte però, si sentivano anche… i migliori del mondo. Richiamò la sua attenzione il loro orgoglio di avere il fiume più largo del mondo, la via più lunga, alcuni si vantavano perché i nani argentini erani i più alti. O la credenza diffusa che Dio fosse argentino e che quando il Signore aveva annunciato “Buenos Aires sarà la regina del Plata”, un coro di porteños s’era lamentato: “¿Come, di Plata? ¡Che sfiga, arriviamo secondi!”.
Nonostante tutto, Mastropiero si senti preso dalla musica di Buenos Aires. Quanto al tango, lo ignorava del tutto, non ne aveva mai composto uno, a differenza della sua prolifica produzione in altri generi musicali, che ugualmente ignorava. E colui che lo iniziò nel suo amore per il tango fu il famoso attaccabrighe e cantante degli arrabales, Celedonio Nicanor Compagnucci.
Pochi sanno che Mastropiero aveva vissuto un tempo a Buenos Aires. Durante il suo soggiorno aveva composto alcuni tango e si guadagnava da vivere suonando il piano in un locale dei bassifondi frequentato da persone promiscue, ambigue e donne di strada. Lavorava in quella tana tre volte la settimana finché non poté più resistere, e cominciò ad andarci tutte le sere. Allora sì che non potè più resistere. Dimagrito ed ammalato, partì da Buenos Aires verso l’Italia.
Allo sbarco lo aspettava il cardinale Gemelli per invitarlo a suonare in Vaticano quella stessa sera. Già nella carrozza che li trasportava, il cardinale gli chiese: “Mi dica, maestro, ¿ha con sé qualche partitura di musica sacra per il concerto di questa sera, qualche Alleluja di quelli che lei soleva comporre con tanta con tanta devozione o un Credo o un Magníficat? In latino, è chiaro……”. Mastropiero si turbò. “¿Per questa sera? Bene, vediamo, mi lasci pensare… ¡Ah!, guardi, sí, ho con me un Gloria… ho un Gloria, che sarebbe molto adeguato, credo…”.
Ma la verità era un’altra. Nella sua borsa aveva solo i tango che aveva composto a Buenos Aires. Appena arrivati in Vaticano, Mastropiero modificò in fretta una delle sue partiture, aggiunse come potè il testo in latino, consegnò le parti ad ogni musicista e l’eseguì di fronte al Sínodo. L’impatto nei vescovi fu tremendo. Mastropiero fu scomunicato immediatamente. Le guardie svizzere gettarono dalla finestra le partiture, gli strumenti… e il compositore. E, ancora una volta, l’impatto fu tremendo.
Questa è la storia di quel che è successo così come la si conosce ufficialmente. Ci troviamo, una volta in più, di fronte ad un evento della vita del compositore in cui la sua personalità fragile e le circostanze che lo attorniano, lo conducono ad un altro insuccesso. Comunque, anche questo aneddoto mette in luce il prestigio di Mastropiero nella sua epoca: non tutti i compositori possono vantare d’esser stati invitati a suonare in Vaticano.
Qui di seguito è trascritto il “Gloria” di Mastropiero così come fu eseguito dal compositore davanti ai vescovi nella sala delle udienze del Vaticano.
Coro:
Gloria, Gloria, Gloria, Gloria.
Solista:
Gloria, Gloria.
Coro:
Gloria Deus.
Solista:
Gloria García.
Coro:
Gloria Deus.
Solista:
Gloria mía, cosita lindum. Ricordo primus giorno che vidi Gloria tra molieribus, io vidi Gloria nell’omnibus. Alma mater, mamma mia, una Gloria…
Coro:
Gloria, Gloria.
Solista:
Gloria habeas corpus, habeas un corpus magnificat. Gloria stabat bona, plus que bona. Gloria stabat bona, ¡rebona! Capelli longui et fini, cutis angelorum, oculi divini, labius seductorum, pectorem turgenti et in saecula saeculorum.
Vidi Gloria sul sedile dell’ómnibus. Mi appropinquai per farle il versiculum. ¿Posum sedermi con lei?
Coro:
¿E che fece Gloria?
Solista:
Gloria… “curri-culum”. Lei volle andare al cinema sine qua non, dopo fummo ipso facto a casa di questa femminona. A priori parlatur, danzatur a priori. A posteriori osculatur et facemmo amorem. Facemmo amorem a priori ¡e a posteriori!
(traduzione libera di Pietro Adorni)
Del sitio web http://www.mastropiero.net/
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